Saluto della Madrina: Gilda Macor

Con il cuore colmo di gioia ed emozione che vi porgo il mio saluto. Mi chiamo Gilda Macor, ho 35
anni, e sono una muggesana doc, nata e cresciuta in questa meravigliosa città, respirandone l’aria e, soprattutto, il suo inconfondibile spirito carnevalesco fin dal primo giorno.
La mia storia con il Carnevale non è una scelta, ma un destino bellissimo, tramandato con allegria e dedizione dai miei genitori, due anime profondamente goliardiche. Ricordo quando, bambina, venivo portata da mio papà Dario Macor a lavorare sui carri fino a notte fonda, (oppure a distrarre i lavoratori delle altre compagnie con battute e bevute) sentendomi parte di una magia che prendeva forma sotto le luci flebili del capannone. A casa, mia mamma e le sue amiche trasformavano l’inverno in un laboratorio scintillante, cucendo costumi e riempiendo le stanze di risate, battute e confidenze che ci sostenevano anche nei momenti più difficili. Il Carnevale era ed è casa.
Per me, il Carnevale di Muggia è molto più di una sfilata; è un’istituzione che incarna l’espressione artistica collettiva, il motore di una creatività che unisce tutti, dal manovale all’artista, in un unico, grande rogetto. È l’impegno costante, il lavoro volontario annuale che ci insegna a fare squadra, a sviluppare i nostri talenti e a sentirci parte di una forte comunità. Questa festa è la valvola di sfogo che permette la trasgressione giocosa, che ribalta le gerarchie e che ci insegna ad affrontare la vittoria e la sconfitta, ricordandoci che i successi arrivano solo attraverso la perseveranza e il duro lavoro.
Il vero dono del Carnevale è la possibilità di fare cadere le nostre maschere quotidiane. Dietro
un travestimento, paradossalmente, possiamo esprimere con maggiore libertà e verità il nostro vero io. È in questa energia che risiede l’espressione più autentica dell’identità muggesana, un forte senso di appartenenza che ci rende unici.
Desidero concludere con le parole di mio papà, l’ex Re, che amava recitare questo invito nelle osterie delle nostre calli, un invito che sento di rinnovare a tutti voi oggi:
“Sior la vegni, la vegni!
E de sta aria el naso la se impregni,
Per star un poco in allegria
Ghe vol vegnir in compagnia,
Per far passar qualsiasi mal,
Ghe vol vegnir in carneval!”
Che la festa abbia inizio!