2026 – Che aria che tira, ara

Dalla Rosa dei venti nasce un percorso da cui si dirama tutto: ogni direzione corrisponde ad una parte che abbiamo deciso di raccontare.
Da lì si entra nelle invenzioni, che appaiono come ricordi di ingegno mossi da una forza invisibile. È un territorio di tentativi, intuizioni e voli pensati prima di essere provati.
A seguire, una corrente più leggera porta nel territorio del gioco, dove l’aria muove con cautela palloncini, aquiloni e girandole che anticipano i cambiamenti dell’aria.
Poi, la Rosa dei venti richiama ai suoi venti veri, quelli con un carattere così forte da lasciare un segno.
Di alcuni si sente solo una scia calda che confonde, altri arrivano come una lama fredda, passano e basta senza chiedere il permesso, altri ancora arrivano, invece, come un cambio improvviso, una
forza che attraversa lo spazio e lo rende nervoso e vivo.
Alla fine, l’ultima direzione porta a Eolo.
Qui non è custode bonario del vento, è la sua parte più istintiva e imprevedibile: un’energia capace di scuotere, ribaltare, disordinare.
Non per fare male, ma perché il vento nasce così: libero, indomabile e un po’ selvatico.
Il nostro rimane un viaggio suggerito: la Rosa dei venti indica, l’aria risponde e voi che guardate vi ritrovate dentro un percorso che non si lascia afferrare del tutto.
Buon respiro!