La storia della Lampo

COMPAGNIA LAMPO 1958-2018

È il 1958 quando la compagnia Lampo, nata dalla fusione del gruppo di
Santa Barbara e di quello della Grisa-La Tappa, debutta alla tradizionale sfilata della domenica. Ma c’è un’anteprima: la compagnia, seppur con un altro nome, si presenta già nel 1955 quando propone in chiave carnascialesca il tema del matrimonio civile. All’epoca un tabù, o quasi. L’archivio storico contiene una sola foto di quell’avventura: ritrae Lorenzo Tull con un cappellino in testa che reca la scritta Lampo. Lorenzo è un musicista, un artista, un saltimbanco, un grande mattatore. Niente e nessuno lo ferma: fa trascorrere innumerevoli notti
insonni agli abitanti di Monte Zucco e dintorni perché, con i parenti e gli amici musicisti, si diverte a far baldoria e suonare ininterrottamente nelle cantine del paese. Lampo, la scritta sul suo cappellino, è un combustibile raffinato  all’interno dello stabilimento dell’Aquila dove Lorenzo ha lavorato per un periodo. Ebbene, nel novembre del 1957, il popolo di Santa Barbara viene chiamato alle urne nell’osteria da Maria: deve scegliere il nome da dare alla
nuova compagnia del Carnevale nata dal “matrimonio” tra i due sodalizi
esistenti. Il quesito referendario è semplice: Lampo o Grisa-La Tappa?
La partita incertissima. Decisiva risulta la mossa a sorpresa di Giuseppe Ciacchi detto Pino, un altro personaggio carismatico di Santa Barbara, che invita e accompagna al “seggio” tutte le donne del paese, persino le più anziane e le più svogliate, spingendole a votare Lampo. È il successo.
Da quel 1958 ci vogliono dodici anni prima che la compagnia conquisti il suo primo posto con “Aida, il ritorno del vincitor”. È il 1970. I preparativi sono maestosi e curiosi: un elefante di cartapesta pronto a marciare su Muggia è talmente grande da ritrovarsi imprigionato nella Casa del popolo dov’è stato costruito.
Un problema apparentemente serio. Gli uomini della compagnia, però, non
si perdono d’animo: se le porte sono troppo piccole basta demolire un pezzo di muro ed ecco, l’elefante è libero di muoversi e barrire. Pino Ciacchi, nel frattempo, arruola il teatro Verdi e ci riesce con il più classico dei metodi: il baratto. Santa Barbara presta i suoi asini al teatro, dove calcheranno le scene, e il teatro ricambia con i suoi truccatori. Non è finita. Le sarte guidate da Enila Colarich, la notte prima della sfilata, confezionano umili abiti popolari per le donne. Nessuna esclusa. Alla sfilata, all’indomani, partecipa l’intero paese. E
la coppa del vincitore, la prima, arriva.
Ma l’Aida è solo una tappa, seppur luminosa, della lunga storia d’amore tra la Lampo e il Carnevale di Muggia. Una storia dove ci sono vittorie, sconfitte, gioie, amarezze e primati, tanti, se la compagnia di Santa Barbara è la prima a portare in sfilata i movimenti articolati del grande carro, le coreografie di ballo, le majorette, il pattinaggio artistico, la zumba. Una storia dove ci sono, soprattutto, moltissimi ricordi. Chi può dimenticare le lezioni collettive di samba alla Casa del popolo e quelle, sui pattini, in valle delle Noghere? È il 1982 e la Lampo si cimenta con la prova più ardua: presenta il re di tutti i Carnevali, quello di Rio de Janeiro, in un tripudio di piume, allegrie e colori, stravincendo. Chi può dimenticare, ancora, i quintali di pasta dipinti per “Lampo for Africa” nel 1986 o i chilogrammi di polistirolo tagliati e scolpiti per “Le piere” solo nel 2017? Quest’anno, dunque, la Lampo festeggia le nozze di diamante. Un punto d’arrivo e, sperabilmente, un punto di partenza: chi ama la compagnia, Santa Barbara, il Carnevale non può che auspicare che le nuove generazioni portino avanti una tradizione così ricca, così bella, così importante, così “pazza”.

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